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Pesci Strani

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PESCI ABISSALI

Ogni tanto nelle nostre uscite di pesca capita di catturare pesci rari, o perlomeno alquanto strani, eccovi un elenco di quelli catturati, e quasi sempre rilasciati durante le nostre uscite.

 

Chimera, ogni tanto capita di catturare questo stranissimo pesce con i palamiti molto profondi.


La chimera (Chimaera monstrosa) è un pesce cartilagineo abissale della famiglia Chimaeridae.

È diffusa nell'Oceano Atlantico tra l'Islanda e Norvegia fino all'Africa del nord e le isole Azzorre, compreso il mar Mediterraneo. È rarissima nel mar Adriatico.
Vive su fondi fangosi molto profondi, fino a 1682 m, anche se è più comune a 300-700 m.

Questo pesce ha un aspetto così strano da essere inconfondibile. Ha un muso arrotondato caratteristico, simile a quello di un coniglio, con occhio molto grande di colore scuro e bocca abbastanza piccola. La prima pinna dorsale è alta ed è armata di una spina rigida molto evidente e connessa ad una ghiandola velenosa. La seconda dorsale è molto bassa e lunga; la pinna anale è piccola; la pinna caudale è piccola e termina con un lungo filamento. Le pinne pettorali sono molto grandi e sono a punta. Esiste il dimorfismo sessuale: i maschi hanno un'appendice curva sulla fronte, chiamata clasper che si crede serva a trattenere la femmina durante la copula.

Il colore è argenteo con macchie e strisce beige o bruno chiaro. Le pinne hanno un orlo scuro.
Misura in genere circa 100 cm di lunghezza, ma può arrivare fino a 150 cm . Può raggiungere i 2500 g di peso. nonostante sia un condroitto è sprovvista di scaglie placoidi: presenta quindi una pelle nuda. I grandi occhi sono uno strumento utile per vedere a profondità elevate. Presenta una sola fessura branchiale per lato.

Si ciba di invertebrati e piccoli pesci, nell'Oceano Atlantico si nutre in prevalenza di aringhe.

Questo pesce non ha nessun valore alimentare o commerciale dato che le carni non sono commestibili ma ciò nonostante si cattura con le reti a strascico, soprattutto per la cattura dei gamberi e con i palamiti. Si tratta di una specie a lentissima riproduzione e queste catture accidentali possono mettere in serio pericolo le popolazioni.

Pesce vacca, Capita di catturarne qualcheduno di piccola taglia con i palamiti calati molto profondi

è il nome con cui viene chiamato lo squalo capopiatto (Hexanchus griseus) appartiene al genere Hexanchus ed è il più grande squalo della famiglia Hexanchidae, in quanto può raggiungere i 5.4 metri.

Come già detto appartiene agli Hexanchidae. Molti dei membri di questa famiglia sono oggi estinti, mentre gli squali oggi esistenti più vicini geneticamente allo squalo capopiatto sono gli Scyliorhinidae, gli Squalidae, i Dalatiidae ed il Somniosus microcephalus, nonché le altre specie con 6 e 7 fessure branchiali. Si possono comunque trovare molte più specie somiglianti a questa tra i fossili che tra le specie viventi. Alcuni di queste specie estinte risalgono a 200milioni di anni fa, e l'Hexanchus griseus ha caratteristiche peculiari sia primitive che tipiche di squali più moderni.

Il colore del corpo varia dal rossastro al marrone fino al nero. Ha una linea laterale luminosa lungo i fianchi e sulle punte delle pinne. Sui fianchi ci sono anche dei punti più scuri. In genere il corpo appare pesante e potente e fusiforme, con la testa tozza, arrotondata e dei piccoli occhi. Mentre la pupilla è nera il resto dell'occhio è di un blu marino fluorescente. Questi squali hanno sei paia di fessure branchiali molto allungate, mentre sappiamo che la maggior parte degli squali odierni ne ha 5. La bocca è ventrale con sei file di denti disposti a pettine e simili a lame. La pinna anale è più piccola di quella dorsale. Sono dotati di una sola di queste ultime, posta vicino alla pinna caudale. Le pinne pettorali sono allargate e con le punte arrotondate. Negli adulti le dimensioni possono diventare considerevoli, e variano in base al genere. Il maschio è infatti al massimo lungo tra i 309 ed i 330 cm, mentre la femmina è in media lunga tra i 350 ed i 420 cm. Si sono registrati comunque dei casi di lunghezza pari a 482 cm. La massa corporea più grande mai misurata è invece di 590 kg. La specie assomiglia a molti dei fossili di squalo del Triassico. Sono infatti più numerosi gli Hexanchus estinti che quelli ancora viventi.

La specie vive soprattutto negli oceani. Si trovano in tutto il globo in acque tropicale e temperate. Nell'Atlantico Occidentale abitano le acque dalla North Carolina alla Florida negli Stati Uniti e dal Golfo del Messico Settentrionale al Nord dell'Argentina. Nell'Atlantico Orientale invece si trovano dalla zona di Islanda e Norvegia fino alla Namibia, ed anche nel Mediterraneo. Nell'Oceano Indiano vivono nei pressi di Madagascar e Mozambico fino al Sudafrica. Nel Pacifico Occidentale vivono dal Giappone alla Nuova Zelanda fino alle Hawaii, in quello Orientale dalle Isole Aleutine in Alaska fino alla Baja California in Messico ed in parte anche in Cile. Questo enorme areale è gustificato dal fatto che la specie è fortemente migratrice. Anche se è stata osservata dalla superficie fino a 2500 metri di profondità, la specie preferisce le acque tra i 180 ed i 1100[10]. In generale gli esemplari più giovani prediligono e poco profonde, gli adulti quelle più fredde. Benché di solito viva in acque profonde, è noto per spostarsi più in superficie durante la notte, spesso per cercare cibo. Può essere osservato a profondità di 30 metri o inferiori durante alcuni periodi dell'anno ed in alcune zone precise come Flora Islet, nei pressi di Hornby Island o durante la bassa marea serale al Whytecliff Park nel Distretto di West Vancouver nella British Columbia, nel Puget Sound, nel Monterey Canyon al largo di Monterey, tra i fiordi in Norvegia.

Anche se normalmente è molto lento nei movimenti, è in grado di rapidi scatti per inseguire e catturare la preda. Visto l'immenso areale hanno una grande varietà di prede, che vanno dai molluschi ai crostacei, dagli agnati alle lamprede. Si nutrono anche di acciughe, salmoni del Pacifico e varie specie di merluzzo. Molti altri animali attraverso l'areale fanno parte della dieta di questo squalo. Possono arrivare a mangiare altri squali, razze, chimere, gamberi, granchi, seppie, carogne di pesci ed addirittura foche.

Non si sa molto sulla riproduzione di questa specie, e quel poco che si sa è fonte di dibattito scientifico. Sembra che la specie sia ovovivipara, cioè i piccoli sono conservati nel corpo materno finché le uova che li accolgono non si schiudono. I cuccioli si sviluppano senza l'aiuto di una placenta. In questo squalo si sono registrati parti di cucciolate comprese tra i 22 ed i 108 esemplari, ed in genere la femmina mette al mondo circa 100, di dimensioni comprese tra 65 e 74 cm. Quando vengono alla luce, i cuccioli presentano un ventre di colore più chiaro rispetto a quello degli adulti, in un meccanismo di camuffamento che favorisce il mimetismo dei cuccioli. Le dimensioni della cucciolata permettono di dedurre come il tasso di mortalità nei giovani esemplari sia molto alto. Molti biologi credono che i denti del maschio si siano adattati ai rituali di corteggiamento. Le lunghe cuspidi gli permettono infatti di aggrapparsi alle fessure branchiali della femmina per spingerla all'accoppiamento. Prove di questa teoria sono date dal fatto che sono state osservate femmine con graffi stagionali sulla zona delle fessure branchiali, apparentemente derivanti dall'accoppiamento. La femmina raggiunge la maturità sessuale tra i 18 ed i 35 anni di età, il maschio molto prima, tra gli 11 ed i 14. Sembra, anche se non è certo, che la coppia si incontri per la riproduzione secondo logiche stagionali nel periodo compreso tra maggio e novembre. Sembra che la gestazione possa durare più di 2 anni.

Granseola ogni tanto rimane impigliata con le sue chele nei palamiti calati a fondo

La granceola o grancevola (Maja squinado), comunemente chiamata granseola, è un crostaceo decapode della famiglia dei Majidae.

Carapace colore bruno-arancio, talvolta rosso-arancio, ricco di spine ai bordi di colore bruno. Zampe sottili e lunghe, adatte al movimento sul fondale sabbioso. Chele anteriori piccole, punta più chiara, al termine di braccia snodate, dello stesso spessore delle zampe.

Il nome Granseola deriva dall'unione dei termini di lingua veneta granso (granchio) e seola (cipolla).

Questo crostaceo vive sui substrati rocciosi marini. La sua essenziale arma di difesa è l’eccezionale mimetismo, che le consente di nascondersi perfettamente tra le alghe e le rocce colorate del fondale marino. A peridodi costanti la grancevola cambia il proprio carapace, attraverso una muta. Durante questo periodo l’animale è indifeso e vulnerabile a qualsiasi attacco. Perciò quando il vecchio carapace si rompe l’animale è coperto da un involucro molto tenero e, quindi, in breve tempo deve trovarsi un luogo sicuro ove rifugiarsi. Si nutre principalmente di alghe, bivalvi, larve di insetti, vermi e di piccoli pesci intrappolati nelle reti e in concave.

Oceano Atlantico occidentale, dall'Irlanda alla Guinea, Mar Mediterraneo.

Nei mari italiani questo granchio del peso di circa gr. 500 vive alla profondità di ca 100 m soprattutto nell'alto Adriatico, ma è possibile incontrarlo anche a basse profondità nei mari della Sardegna. In genere è ricoperto da lattuga di mare per meglio mimetizzarsi nei fondali. Viene pescato con delle nasse.

Un esemplare di grandi dimensioni fotografato nei fondali dell'Isola di Foradada in Sardegna

Molto saporito e gustoso lo si prepara con della salsa leggera di pomodoro. Può essere accompagnato da un buon rosato pugliese.

 

Pesce Balestra, oramai non più tanto raro nelle nostre acque si pesca sia a bolentino che con i kabura

Sono diffusi nelle acque tropicali e subtropicali dell'Oceano Atlantico, dei mari Rosso e Mediterraneo e dell'Indopacifico.

I pesci balestra hanno forma ovoidale, fortemente compressa ai lati: la testa è lunga oltre 1/3 dell'intero corpo. Gli occhi sono prominenti, la bocca è munita di un robusto becco munito di denti taglienti. Le pinne pettorali sono piccole ma robuste, manca la coppia delle ventrali, la dorsale e l'anale sono poste specularmente e indietreggiate, vicine alla coda. Sul dorso è presente inoltre una pinna particolare, formata da 3 raggi spinosi, il primo dei quali è erettile e munito di una sorta di blocco di sicurezza. Questo congegno anatomico permette ai pesci balestra di sfuggire ai predatori, resistendo incastrati tra le rocce in caso di pericolo oppure diventando troppo grossi in bocca per venire ingoiati.
I pesci balestra sono facilmente riconoscibili anche per il loro modo di nuotare: pinna dorsale ed anale infatti ondeggiano a sinistra e a destra alternativamente.
Le dimensioni dei Balistidi variano da 30 a 75 cm, a seconda della specie.

Il nome deriva dal latino balista, balestra, etimologia facilmente comprensibile vista la particolare forma delle pinne, simile all'arco della balestra e al "grilletto" della prima pinna dorsale.

Le specie di Balistidi più grandi tendono ad avere comportamento territoriale e aggressivo: in particolare, il Balistide Titano (Balistoides viridescens) è conosciuto per come difende stoicamente il proprio territorio, anche contro i subacquei e i praticanti di snorkeling che incautamente si avvicinano troppo ad un nido con uova o piccoli difesi da un genitore estremamente aggressivo. Questo pesce può arrivare a mordere e perfino succhiare sangue al suo aggressore (che diventa aggredito) per indebolirlo. Il pesce fa scattare immediatamente la sua particolare pinna dorsale non appena percepisce una minaccia; spesso attacca senza avvertimento. Il territorio del nido è a forma di V posta verticalmente sul fondo, quindi il modo più veloce per allontanarsi prevenendo un attacco o scappando dopo averlo subito è nuotare orizzontalmente, paralleli al fondo marino.

Nel periodo riproduttivo i maschi permettono alle femmine di entrare nei loro vasti territori: durante l'accoppiamento la femmina depone le uova in una buca sul fondo, nascosto tra le rocce. Molte specie montano la guardia alle uova e presentano cure parentali.

Sono animali solitari, diurni e ferocemente territoriali che si cibano principalmente di invertebrati ma non disdegnano zooplancton e alghe.

Pesce Luna, molto comune nelle nostre acque, non è oggetto di pesca, lo si vede spesso in superfice che si fa trasportare dalla corrente e tiene fuori la sua lunga pinna (può anche essere scambiato per uno squalo), si cattura ogni tanto con il palamito ed è buona norma liberarlo.

Il Pesce luna (Mola mola dal latino mola, 'macina, mola' ) è il più grande tra i pesci ossei (gli squali sono infatti pesci cartilaginei). In inglese viene chiamato Sunfish, presumibilmente tanto per la sua forma, quanto per le sue dimensioni e per il fatto che durante le giornate di sole tende a salire alla superficie dell'acqua.

Abita il mare aperto, ma è localizzato prevalentemente lungo le acque costiere, in acque tropicali, temperate e fredde (spingendosi fino in Terranova e coste norvegesi, occasionalmente anche nel Mar Baltico), Mediterraneo compreso.
Nell'emisfero australe è diffuso intorno alle acque di Sudafrica e Australia, ma non intorno alla Terra del fuoco.

Questo pesce è caratterizzato da una forma allungata, ovaloide, molto compressa ai fianchi. La pinna caudale è formata da un'escrescenza carnosa (che parte dalla radice della pinna dorsale) che ha poca mobilità: la locomozione è affidata alle pinne dorsale e anale, opposte, simmetriche, robuste e allungate. La pinna dorsale è piccola e a ventaglio.

I denti sono fusi tra loro nella piccola bocca e formano una sorta di becco. Le aperture branchiali sono ridotte ad un buco appena prima la pinna pettorale.

La sua pelle può raggiungere lo spessore di 15 cm. Essa ospita fino a cinquanta specie di parassiti e microorganismi, i quali possono provocare il fenomeno della bioluminescenza.

Il pesce luna può raggiungere la lunghezza di tre metri per un'altezza di tre metri ed un peso di oltre due tonnellate. Si tratta inoltre di un pesce estremamente longevo: presumibilmente può superare ampiamente i cento anni di età.

Quando il pesce luna nuota in prossimità della superficie, visto da una barca, può esser confuso con uno squalo, dato che se ne vede soltanto una pinna.

Il pesce luna sdraiato in superficie

Come accennato, spesso risale alla superficie del mare dove fa galleggiare il corpo in posizione orizzontale. Pare che sia questa una maniera di liberarsi dei parassiti, che in questo modo possono venire mangiati dagli uccelli.

Una femmina può deporre fino a 300 milioni di uova in una volta. Le larve hanno il diametro di appena due o tre millimetri.

Il pesce luna si nutre di plancton, di piccoli pesci e di meduse.