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Gattuccio

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Questa specie è diffusa nel Mar mediterraneo (dall'Adriatico allo Stretto di Gibilterra, nonché nel Mar Egeo) e lungo le coste atlantiche orientali, dalla Guinea fino al Mare del Nord e al Mar Baltico, lungo le coste scandinave. Si segnala la sua presenza anche nel Mar Nero, benché in Crimea non si peschi un gattuccio dal 1937[2].

Abita fondali sassosi, sabbiosi e coralini, specie se ricchi di gorgonie (Paramuricea clavata o Eunicella cavolinii, sui rami delle quali il gattuccio depone le uova). Frequenta acque basse e medio-profonde, essendo riscontrabile la sua presenza da 10 a 400 metri di profondità.

Il corpo è allungato, con testa appuntita, occhi dal taglio allungato e lungo peduncolo caudale. Le pinne dorsali sono arretrate, la coda è formata da due lobi, quello superiore più sviluppato dell'inferiore. La livrea è simile a quella di S. stellaris, con fondo beige puntinato di bruno, ma presenta macchie più fitte e minute.
Raggiunge una lunghezza di 100 cm.

Il gattuccio è una specie ovipara: la femmina, dopo essere stata fecondata dal maschio, depone tra i rami delle gorgonie alcuni astucci ovarici dalla forma tipica (i borsellini della sirena dove l'embrione si sviluppa autonomamente.

Si nutre di polpi, crostacei, molluschi e vermi policheti, che caccia nei fondali, ma non disdegna piccoli pesci.

È una specie ampiamente pescata e commercializzata in tutta Europa; in Italia è apprezzato soprattutto lungo le coste adriatiche (a Bari è chiamato "gattodde" (f)) e in Sardegna, dove nel sud è utilizzato per preparare il tradizionale antipasto "burrida". Si pesca con le reti a strascico e con i palamiti.

Nelle nostre acque si pesca a profondità elevate, oltre i 250 mt sia col palamito che a bolentino di profondità, nonostante non sia soggetto a pesca specifica, spesso quando si calano palamiti profondi se ne catturano in gran numero, nonostante sia ottimo da mangiare, spesso viene liberato, perchè rimane vivo e riesce a ridiscendere in profondità, è inutile quindi fare delle stragi, quindi quando se ne hanno una quantità sufficente da consumere è veramente buona norma rilasciare i soggetti ancora vivi.